Come la mafia romana controlla la città eterna

Di Adriano Garcia, da Roma

Traduzione in italiano dell’articolo: Como la mafia romana controla la ciudad eterna – The Clinic

Tra ieri e oggi sono andato in giro per il mio quartiere e come mai prima d’ora vedo circolare decine di auto della polizia a tutta velocità e con le sirene accese. Mi ha incuriosito molto perchè vivo in quartiere vicino il centro storico di Roma, molto tranquillo dove di solito non succede nulla. Mentre torno a casa incontro un avvocato penale del Comune di Roma, che è anche il mio vicino e gli chiedo cosa sta succedendo, pensando magari a qualche manifestazione o problemi coi migranti, come ci sono stati in questo periodo in città, soprattutto nelle periferie. Lui sorride e mi dice: “non hai capito nulla, adesso qui ci sarà un delirio mai visto”. Per pura curiosità continuo a chiedergli informazioni e lui mi invita ad entrare nel suo ufficio, per raccontarmi la vera situazione. Quando finisce il suo racconto, gli confesso la mia volontà di scrivere questo articolo e lui mi chiede di non citarlo per nome, per motivi di sicurezza, anche se tutte le informazioni processuali sono accessibili e pubbliche. La storia è incredibile ed in un certo senso spaventosa. Una storia che ha origine nel passato prossimo della città, durante gli anni ’80 e ’90, quando la tristemente famosa mafia romana, la “Banda della Magliana” controllava il traffico di droghe, armi, estorsioni e che godeva di una rete di corruzione che coinvolgeva politici locali e nazionali, membri dei servizi segreti, Cosa Nostra e persino il Vaticano.

Ieri la Procura antimafia di Roma ha emesso più di 30 ordini di comparizione ed arresto per associazione mafiosa e corruzione; stiamo parlando oggi del caso di corruzione più grave della storia del Comune. Tra i nomi risultano quelli dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e di tantissimi assessori comunali, politici legati all’amministrazione pubblica e membri di partito sia dell’allora PDL che del PD. La presenza di Gianni Alemanno nella lista degli indagati è molto importante perché dalla sua attività come sindaco inizia l’indagine dei giudici, che in questo periodo arriva alla sua fase cruciale. Cerco di contestualizzare un minimo il personaggio perché rimanga chiaro il suo ruolo in questi fatti. Quando il signor Alemanno era giovane, militava nei partiti di estrema destra, arrivando ad avere contatti coi NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) che durante gli anni ’80 mettevano bombe nelle piazze ed eseguivano attentati di matrice fascista in varie città italiane, soprattutto Roma dove vivevano i leader. Questo gruppo para-terrorista aveva molti contatti con la Banda della Magliana, attraverso cui compravano armi ed esplosivo di vario tipo, ed il capo storico di questo gruppo mafioso era l’auto-dichiaratosi anarco-fascista Franco Giuseppucci detto “Er Negro”. La mafia romana fu “sconfitta” negli anni ’90 quando l’ultimo dei capi fu assassinato e teoricamente i superstiti si nascosero sotto falso nome o fuggirono all’estero; da allora la questione è considerata come un “caso chiuso”. Ma sembra che non siano stati fatti bene i conti.

Quando Gianni Alemanno vince le elezioni come sindaco di Roma nel 2008 (rimarrà al comando della città fino al 2013), la sua prima iniziativa fu la nomina di vari membri della sua famiglia e vecchi amici, tra i quali vi sono vari ex-NAR ed anche ex membri della Banda della Magliana, nella governance della città, come per esempio amministratori di ATAC (servizio di mobilità pubblica), o nell’AMA (servizio di nettezza urbana). Questo lo fanno quasi tutti i politici una volta saliti al potere ed all’epoca non ci fu grandissimo scandalo. Ma oggi il perché ci sia bisogno di ex terroristi e mafiosi nella gestione della città appare più che chiaro, ed è ciò che il mio vicino mi spiega.

I giudici di Roma sono riusciti a provare che oggi, Roma, la capitale di uno dei paesi più industrializzati al mondo, G7, si trova totalmente nelle mani della mafia, più precisamente nelle mani di un altro vecchio membro dei NAR, assassino professionista a contratto della Banda della Magliana, che oggi ha 57 anni ed era considerato morto o scomparso; almeno così lo credevano nella magistratura; il signor Massimo Carminati. Lui è l’uomo con la scatola di cioccolatini, colui a cui è dedicato il titolo di questo testo ed anche se sembra il titolo di un’opera d’arte contemporanea è un titolo esatto. Il suo soprannome di battaglia è l’Operaietto. La vicenda che lo converte nell’uomo con scatola di cioccolatini è abbastanza curiosa. Secondo sui ex-compagni, oggi in carcere, Carminati avrebbe assassinato un altro membro della Banda offrendogli della cioccolata, mentre dentro la scatola teneva una pistola. Lo uccise col sorriso. Carminati oggi è il vero sindaco della città, ed esercita il suo potere attraverso un’immensa e fitta rete di corruzione che tocca tutti gli ambiti della gestione pubblica locale: grandi opere, appalti, nettezza urbana, trasporti, migrazione. Non voglio complicare troppo la già complessa architettura della vicenda citando le decine di persone coinvolte, ma basti pensare che vi sono membri di tutti i partiti locali e nazionali, dal PD (partito democratico) al PDL (popolo della libertà).

Grazie alle intercettazioni, che oggi sono l’arma fondamentale nella lotta alle mafie, i giudici sono riusciti a ricomporre questa rete che a quanto pare arriverà fino alle Alte Cariche dello Stato. Esiste infatti un libro contabile, dove è tutto scritto (nomi, cognomi, cifre), nelle mani di un importante imprenditore romano, il commercialista di questa formazione criminale, il signor Salvatore Buzzi che è già stato arrestato. Lui è il “faccendiere”, l’intermediario che porta, trova, distribuisce e gestisce centinaia di migliaia di euro. A quanto pare solamente l’ex sindaco Alemanno si è portato in valigia 1,2 milioni di euro fino in Argentina. Buzzi aveva accesso a tutto e tutti. Ma di che soldi stiamo parlando? Traffico di droghe, armi, prostituzione, estorsione? Parliamo di soldi pubblici che sia l’Unione Europea che l’Italia mettono a disposizione del Comune di Roma per la gestione dei disastri ambientali, delle cooperative edilizie, per lo smaltimento dei rifiuti e soprattutto per il management dell’immigrazione. Nelle intercettazioni rese disponibili dai ROS dei carabinieri Buzzi racconta: “Faccio più soldi portando qui neri e arabi che col traffico di cocaina”, “A che serve il traffico di droga se a questi imbecilli possiamo portare via i soldi senza sforzo, né rischi?   Parlando chiaramente dell’UE.

Questo denaro circola grazie a tutta una serie di Cooperative edilizie e di Centri di accoglienza per i poveri, e che risultano essere in mano sempre ad amici e parenti di Gianni Alemanno e di Salvatore Buzzi. Secondo la Procura la rete funziona così: Carminati, attraverso i suoi membri nelle amministrazioni locali, nominati anche loro da Alemanno, porta milioni di euro da una Cooperativa all’altra, falsificando la contabilità, portando il danaro in contanti dentro le buste e le valigie distribuendolo tra i corrotti del Comune di Roma, tra cui l’ex sindaco. Il problema è che le cooperative coinvolte sono quelle che dovrebbero aiutare i poveri ed i migranti che vivono in situazioni marginali.

Questi problemi sono stati al centro dell’attenzione mediatica questi ultimi anni come i più gravi che l’amministrazione deve risolvere; mentre la città crolla nella decadenza nelle mani di Carminati, un boss da film, un killer, il nono re di Roma se l’ottavo è Francesco Totti.

Nelle centinaia di ore di intercettazioni telefoniche tra Buzzi e Carminati vi è una parte in particolare che mi piacerebbe raccontare. Citazioni che Carminati prende in prestito da Tolkien e Dante Alighieri: “I vivi sono sopra, i morti sotto e noi nel Mezzo. Quelli che vivono sopra hanno interesse che qualcuno di sotto faccia cose che su nessuno fa. Questa è la cosa….e tutto si mischia.”

Adesso cercare di immaginarci quanti soldi sono andati in giro in totale, quanti sono i corrotti e quanti sono coinvolti marginalmente sarà il lavoro che la magistratura romana, che in poche ore dall’inizio di questa storia hanno ricevuto svariate minacce di morte. Per questo non citerò la fonte del Comune che mi ha raccontato la storia.

Quando arrivano a casa di Salvatore Buzzi per arrestarlo i poliziotti indossano passamontagna, perché nella capitale della cristianità i giudici, gli avvocati ed i membri delle forze dell’ordine che investigano l’attività della criminalità organizzata vivono sotto minaccia di morte permanente. Oltre ad averlo trovato in casa, la polizia ha anche trovato il famoso libro contabile con nomi e cognomi abbastanza noti. Per darvi un’idea nella lista dei corrotti e traditori dello Stato potrebbe esserci anche quello del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il signor Odevaine, responsabile Ambiente e Protezione Civile di Roma, dell’ex sindaco Alemanno e molti altri. Inoltre quest’organizzazione ha acquistato anche ristoranti, wine bars, discoteche del centro e della periferia, benzinai, imprese di edilizia, appartamenti, ville, spiagge, quindi se andate a bere nelle feste squallide del litorale romano sapete chi state pagando.

Massimo Carminati è l’uomo dell’equilibrio, quello che controlla tutte le bande di cani sciolti, camorristi, ex fascisti, zingari, esattamente come Cosa Nostra in Sicilia. Ramificare l’ordine criminale in organizzazioni indipendenti ognuna con la propria autonomia ma sotto la disciplina di un boss: come nei film di Scorsese. E ogni ora, ogni giorno sembra uscire qualcosa di più su come quest’organizzazione lavora e controlla il territorio laziale. Stando a ciò che dicono gli inquirenti controllano anche parlamentari, ministri, generali di Polizia e Carabinieri, ed hanno persino contatti coi Servizi Segreti (SISMI). Oggi nel giornale “La Repubblica” è uscita la notizia che Buzzi, il braccio imprenditoriale di Carminati, avrebbe parlato col leader Parlamentario di Forza Italia (allora PDL) Gianni Letta, zio dell’ex Primo Ministro italiano Enrico Letta, su contratti e appalti che valgono milioni di euro.

Fortunatamente Carminati è stato arrestato pochi giorni fa e ci ha già avvertiti tutti che questa indagine è solo la punta dell’iceberg. E sembra avere ragione. Oggi su tutti i notiziari è uscita la notizia che Mafia Capitale ha affari d Londra fino alle Bahamas, da Buenos Aires a Montreal. Ha conti bancari in tutto il mondo e muove centinaia di milioni di dollari ogni anno.

E per spiegarvi quanto è quotidiano questo problema vi racconto qualcosa di più personale. Ho amici, con i quali collaboro in un’azienda edile, e abbiamo cenato un paio di volte con assessori comunali del PD (Partito Democratico…la cosiddetta sinistra) per ottenere lavori e pubblicità. Uno di questi signori, l’assessore romano Patanè è nella lista degli indagati. Persino calciatori dell’AS Roma come Daniele De Rossi e Alberto Aquilani hanno avuto contatti con uomini di Carminati, ed anche il figlio di Marcello Lippi l’ex allenatore della Nazionale italiana campione del mondo, Daniele Lippi ha parlato con Buzzi per pagare il suo mutuo di casa a Roma.

In conclusione e citando di nuovo Carminati “nel mezzo si trovano tutti, tutto si mescola” e sembra esserlo da tanto tempo, come una reazione chimica irreversibile o presente nel DNA di questo popolo, ed anche se la magistratura avesse tutti i mezzi per finire questi affaristi mafiosi, “quando tutto è mafia, nulla è mafia”

http://www.theclinic.cl/2015/01/19/como-la-mafia-romana-controla-la-ciudad-eterna/

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