Cile Vicino e Lontano

Il Cile è un paese contemporaneamente lontano e vicino all’Italia. Da quando sono arrivato, l’anno dello scudetto della AS Roma, in molti mi hanno chiesto se in Cile si parlasse spagnolo o altro. Nonostante ci fosse stato ad inizio anni ’70 un colpo di Stato e molti cileni all’epoca furono accolti a braccia aperte nel belpaese, nel tempo siamo stati dimenticati. In Italia si usa ricordare sempre paesi in cui si va in vacanza, luoghi esotici con spiagge bianche e mare cristallino come Bali, Rio de Janeiro, Playa del Carmen. Il Cile non ha spiagge bianche ed il nostro mare è freddissimo e poco accogliente. Ma è un luogo selvaggio e vuoto (letteralmente), essendo poco urbanizzato in quella che qui si chiama “provincia” e 8 milioni di abitanti  Santiago (la capitale); dovete pensare che il Cile ha 17 milioni di abitanti e quasi la metà vive nella capitale. La superficie è 5 o 6 volte l’Italia, quindi è vuoto. Dall’inizio del secondo millennio il Cile non ha partecipato a missioni di pace, non ha avuto sanzioni dagli USA, non ha basi militari americane, non prendiamo parte ai conflitti internazionali quindi siamo fuori dal radar dei media. Basti pensare che si pensa al Cile solo per terremoti e minatori sepolti vivi. Non vorrei dissuadervi da andarci, perché benchè sia lontano e poco visibile è un paese bellissimo e selvaggio, e difatti il turismo per noi rappresenta una nuova frontiera economica.

I cileni sono cambiati molto da quando sono partito. Ora, grazie ai mass media (facebook, twitter, whatsupp) laggiù tutto sembra vicino, raggiungibile, e la nostra esclusione che è anche geografica (quindi fisica, visto che siamo circondati da montagne e Oceano) è meno palpabile. Il paese si è modernizzato grazie al neoliberismo, è cresciuto. Ma questo, come per molti regimi democratici in boom economico, è fittizio. Come si dice a Roma è tutto a buffo. Acquistare un automobile, una casa, finanziare un’azienda sono mosse che ottengono sempre un buon responso dalle nostre banche che rilasciano crediti a ruota di collo. Un po’ come gli anni ’90 qui in Italia, c’è fiducia e c’è iniziativa. Quindi tutti hanno la jeep, tutti hanno un appartamento, tutti hanno un’azienda; di conseguenza c’è lavoro. Se si è abbastanza furbi, come sono o pensano di essere gli italiani, in Cile si possono fare molti soldi. Difatti dal 2008 piú di 20 mila famiglie si sono trasferite da noi. Io lo chiamo trasferirsi come si usa dirlo qui quando si parla di italiani; sarebbe piú corretto dire che sono emigrate 20 mila famiglie italiane. Ma anche migliaia di spagnoli, soprattutto giovani. Peruviani, boliviani, argentini. Molti migrano in Cile ultimamente. E questo è sintomo di una buona economia, di un’espansione culturale e sociale e queste sono cose positive. Ma anche da noi c’è chi inizia a sentire l’immigrazione come un peso sociale, cosa che è ridicola secondo me visto che piu della metà dei cileni hanno origini europee. Io per esempio ho discendenza gallega (Galicia, nord Spagna) e tedesca (Konigsberg). Tutti coloro che hanno pelle chiara sono migranti o misti migranti e indigeni. Gli indigeni, che sono i veri cileni, subiscono dalla nascita del nostro Stato nazionale orribili soprusi, che sono perpetrati soprattutto da aziende private, tra cui Enel per esempio, che sfruttano le risorse del Cile. Le grandi aziende del mio paese non sono nazionali come in Italia, sarebbe per noi un miracolo avere aziende come appunto Enel, Eni, Anas, che anche con ovvi problemi sono aziende che rispondono o dovrebbero alla volontà popolare. Da noi tutto è privato. Da noi nulla è nostro. Per me che sono uno storico è delittuoso mettere a paragone due paesi cosi diversi per storia e risorse, ma lo faccio per il mio bene. Bisogna sempre avere l’ambizione di vivere in un posto migliore e non peggiore. In Italia si trascura la fortuna, la buona sorte, il culo, di essere nati italiani. Qui l’educazione è una garanzia, in Cile no. La salute è una garanzia, in Cile no. Questi due particolari aspetti spesso si dimenticano. Anche se qui sanità ed istruzione hanno problemi vistosi, non si può assolutamente dimenticare che la maggior parte dei paesi del mondo non gode di certi privilegi. In Cile l’università più prestigiosa raggiunge costi pari a 40.000 euro al mese. Quelle meno prestigiose 3.000 o 4.000 euro al mese. La sanità (l’assicurazione sanitaria) costa ad ogni cittadino attorno a 5.000 euro all’anno. Ovviamente non tutte le malattie sono coperte quindi provate ad immaginare. Insieme a tutto questo, lo stipendio minimo è di 250 euro al mese. La nostra Costituzione non è stata scritta e pensata da partigiani, da statisti di alte scuole politiche. La nostra Costituzione è stata approvata da un mercenario assassino chiamato Pinochet. Un traditore dello Stato, un infame militare. Immaginate quali diritti abbiano i poveri, gli indifesi, gli indigeni. Coloro cui serve strettamente la presenza e l’aiuto dello Stato sono coloro che non godono di nessun diritto fondamentale.

Nonostante questo apparente pessimismo, il Cile progredisce velocemente. L’attuale governo cileno, il secondo mandato della Presidente Michelle Bachelet, nonostante non sarà ricordato come un gran governo dai media, sta facendo le riforme più importanti della nostra storia. La riforma tributaria è moderna e solida, la riforma dell’istruzione inizia ad avvicinarsi ad una riforma europea, la riforma del contratto nazionale di lavoro che alzerà lo stipendio minimo è storica. Soprattutto si sta cercando di riscrivere la Costituzione. Un tema per me essenziale per fare un grande passo verso un regime democratico come l’Italia. Finalmente gli indigeni iniziano a godere di diritti e vantaggi fiscali, di cui hanno bisogno visto che abbiamo espropriato la loro terra e le loro case per secoli.

Cambiamo argomento. Il Cile è pieno di stranieri. I quartieri sono spesso divisi secondo gruppi etnici. Questo grazie ai flussi migratori partiti a fine ‘800 dall’Europa. Per acquisire fine in fondo questo dato vi consiglio di guardare il calcio cileno. Nel nostro campionato di calcio ci sono squadre appartenenti a tutti i gruppi etnici presenti e non solo: il Palestino è una squadra fondata da migranti palestinesi e libanesi il cui simbolo è la bandiera della Palestina, l’Union Española (squadra ovviamente di spagnoli) il cui simbolo è l’aquila nera franchista della Spagna, l’Audax Italiano fondato da italiani, il Santiago Morning fondato dagli inglesi, il Lota Swagger fondato da tedeschi, il La Serena fondato da migranti veneziani. Il Cobreloa ed il Cobresal sono squadre fondate da minatori del nord del Cile (Cobre=Rame; Sal=Sale). Mi sono accorto di tutto questo solo una volta arrivato in Italia. Ognuna di queste squadre ha un quartiere di appartenenza ed uno stadio locale, un po come a Londra.  Lo sport ha sviluppato mezzi solo recentemente, tant’è che la nostra gloriosa nazionale di calcio ha vinto l’ultima Coppa America battendo l’Argentina, che sarebbe il nostro spauracchio di sempre.

Siamo un paese multiculturale senza una vera e propria storia. Questo per noi costituisce un handicap, quasi una dimostrazione latente di inferiorità rispetto a chi ne ha una come l’Inghilterra. L’Italia d’altro canto forse ha troppa storia, un’eredità troppo pesante da portare quindi non la porta nessuno. In questo siamo simili in tutto il mondo tranne pochissimi casi. Cile ed Italia sono due paesi che non vogliono caricarsi la propria storia sul proprio vivere quotidiano. Troppe ombre, troppe ingiustizie.

Roma e l’Italia sono posti bellissimi, insostituibili. Questo sembra sempre sottinteso, sembra scontato. Come il patrimonio pubblico, che sembra non essere di nessuno. Io consiglio sempre a chi si lamenta di come le cose vanno sempre peggio, che la crisi ci affonda, che la mafia “ce magna”, di agire. Agire quotidianamente, perché i privilegi di cui si gode qui in Europa e soprattutto in Italia non sono scontati e non saranno eterni se non si agirà tutti. In Cile si sta agendo e le cose stanno cambiando, in Italia non si agisce e questo lo dico a malincuore. Io compreso ma insieme a tutti ci dondoliamo su un benessere che esiste da troppo poco tempo perché sia una realtà scontata.

Detto tutto ció, la vittoria dello Scudetto del 2001 mi ha fatto diventare tifoso della Roma, ed ho anche fatto in tempo a vedere Roma-Verona 3-1 girone di ritorno. Forza Roma e speriamo non ci caccino Francesco Totti come i gobbi hanno fatto con  Del Piero, perché in Cile l’unico motivo per cui si sa che la AsRoma esiste è il capitano.

 

 

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